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La mostra 2017-11-21T12:51:07+00:00

LA MOSTRA

Rivoluzione Galileo

Il romanzo della vita di Galileo, come ogni buon romanzo, comincia con un incipit: pochi ma essenziali elementi per delinearne l’aspetto, con un ritratto, e fornire allo spettatore le coordinate spazio temporali all’interno delle quali Galileo Galilei, non ancora Galileo, mosse i primi passi verso l’Empireo, o meglio, verso il cielo.

“Gli anni migliori di tutta la mia età” – Galileo Galilei

Dunque Padova, la Padova a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, la Padova dell’Orto botanico e dello stupefacente Teatro anatomico ma soprattutto la Padova dell’Università, allora uno dei più lodati e frequentati centri di cultura europei, per la quale Galileo lasciò Pisa e dove, in diciotto anni, da lui ricordati quali “i migliori di tutta la mia età”, si compì una delle più straordinarie esperienze della storia dell’umanità. “Primo tra gli umani”, nelle parole di Primo Levi, ad avere il coraggio di puntare verso cielo un cannocchiale “come si punterebbe una bombarda”, innescando un nuovo Big Bang che avrebbe ricreato l’universo, stravolto l’ordine delle cose e segnato l’inizio della scienza moderna.


Galileo: la formazione 

Chi era dunque Galileo? Un genio multiforme: astronomo, certo, ma anche fisico, matematico, filosofo, letterato… Antichi liuti ci ricordano il Galileo “musicista”, una passione a cui fu introdotto dal padre Vincenzo, compositore e teorico, e a cui dedicò studi approfonditi tesi a evidenziare lo stretto rapporto che legava la musica alla matematica. Siringhe secentesche, pilloliere o l’impressionante scultura di uno scorticato anatomico realizzata dal pittore e scultore. Cigoli, amico di una vita, ci rimandano invece al Galileo “medico” dei primi studi, mai portati a termine, in medicina, materia alla quale, anche a causa della sua ipocondria, non smise mai di interessarsi.

“La mathematica è l’alfabeto in cui Dio ha scritto l’Universo” – Galileo Galilei

Come una Wunderkammer, anche la vita di Galileo fu il risultato di una stratificazione di studi, passioni e interessi che toccarono i più svariati ambiti del sapere. Come nella Natura morta con strumenti musicali e matematici di Cristoforo Munari, nella sua figura si realizza l’unione, oggi modernissima, tra arte e scienza: un dialogo costante, filo conduttore dell’intera mostra.


Il cielo prima di Galileo

Per comprendere a pieno la portata delle scoperte galileiane è bene delineare il contesto scientifico, filosofico e culturale che queste contribuirono a demolire. Le opere esposte raccontano come, per secoli, prima di Galileo, la teoria dominante e accettata voleva la Terra, luogo del mutamento e della corruzione, al centro di un cielo che invece era ritenuto il regno dell’essere immutabile e incorruttibile.

La Via Lattea è “null’altro che una congerie di innumerevoli stelle raggrumate insieme” – Galileo Galilei

Un cielo non reale ma immaginario, che si può ammirare in alcuni rarissimi disegni di Leonardo da Vinci come nelle grafiche di Dürer, di Brueghel il Giovane o nel capolavoro di Rubens L’origine della Via Lattea. Opere sublimi dal punto di vista artistico, ma superate nel loro racconto dal nuovo approccio scientifico di Galileo.


Il cielo di Galileo

Se ad Archimede bastò una leva per sollevare il mondo, a Galileo fu sufficiente un cannocchiale per ‘ribaltare’ l’intero universo. Un cannocchiale, realizzato da Giuseppe Campani, con i suoi otto metri di lunghezza domina questa sala, a ricordare la portata dirompente che le scoperte, rese possibili dalle sue lenti, ebbero sul corso della Storia.

“Io sono stato che ho sfondato il Cielo” – Primo Levi

È puntato, non a caso, verso la Luna, la prima tappa dello straordinario viaggio galileiano. Nonostante una strumentazione che oggi definiremmo rudimentale, Galileo riuscì a realizzare degli acquerelli della Luna di una tale accuratezza che, sovrapponendoli in dissolvenza alle dettagliatissime foto del nostro satellite scattate oggi dalla NASA, si scopre che combaciano perfettamente. Esempio di un dialogo tra passato e presente che, lungo tutto il percorso della mostra, è teso a sottolineare l’attualità della figura di Galileo. Uomo nuovo che diede inizio a una nuova era. Quella in cui ancora oggi viviamo.


Dall’astrologia all’astronomia

Le scoperte di Galileo segnarono la fine di un’epoca, il passato astrologico cedeva il passo a un presente astronomico e anche l’arte ne prese gradualmente coscienza riconoscendo, come nella tela di Niccolò Tornioli, l’importanza della nuova figura dell’astronomo.

“Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera,
che ’l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna”
– 
Galileo Galilei

Si aprì una fase transitoria durante la quale il vecchio e il nuovo convissero, come si nota accostando due capolavori di Guercino: nel primo, un Atlante sorregge un globo celeste ancora astrologico; nel secondo, un Endimione dormiente sotto la Luna, tiene in grembo un cannocchiale. Se da un lato la presenza di questo strumento testimonia l’ascesa delle nuove scoperte galileiane, dall’altro la Luna, di nuovo rappresentata come un corpo piatto e misterioso, dimostra come esse si scontrassero ancora con una visione del cielo legata al passato.

Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino
(Cento, 1591 – Bologna, 1666)
Endimione, 1647
olio su tela, 125 x 105 cm,
Roma, Galleria Doria Pamphilj
www.doriapamphilj.it


I tanti cieli

La superficie frastagliata della Luna; il Sole, e non la Terra, al centro del sistema solare; le lune di Giove; le fasi lunari e quelle di Venere; la Via Lattea che altro non era che una “congerie di innumerevoli stelle”… Il vecchio cielo non esisteva più, anzi, non era mai esistito, e veniva sostituito da uno nuovo cielo che non si poteva ignorare ancora a lungo. Lentamente, le scoperte di Galileo furono metabolizzate e l’arte, specchio dei tempi, fu testimone del mutamento in corso: sempre più numerosi furono gli artisti che iniziarono a rappresentare la volta celeste basandosi sulle nuove mappe astronomiche.

Il sistema dei pianeti “l’ho fatto con perfetto telescopio toccar con mano
a chiunque l’ha voluto vedere” – Galileo Galilei

Il cielo finalmente “galileiano” fa il suo debutto nella Fuga in Egitto di Elsheimer, eclissi di Sole e astronomi diventano soggetti pittorici, e c’è chi, come Creti, arriva a realizzare uno splendido ciclo dipinto con le Osservazioni astronomiche. Il velo del vecchio cielo è ormai squarciato, e la nuova luce che piove dall’alto illumina il cammino di chi in futuro, si pensi a Newton, raccoglierà il testimone da Galileo per spingersi ancora più in là lungo il solco da lui tracciato.


Dall’osservazione all’esperienza

Non solo dell’astronomia: Galileo è considerato uno dei padri della scienza moderna tutta. Da lui prende avvio un approccio propriamente scientifico, tramite l’osservazione e l’esperimento sistematici. Prima di Galileo la conoscenza dei fenomeni naturali era essenzialmente legata all’osservazione diretta, senza il ricorso a strumenti di misurazione, e soggiaceva ad autorità politiche o religiose; da Galileo in poi l’osservazione si integra con la sperimentazione, gli strumenti diventano imprescindibili e, soprattutto, si afferma il concetto essenziale dell’autonomia e della libertà della ricerca scientifica.

“Il metodo scientifico moderno, e il conseguente enorme potere che ha oggi la Scienza,
è nato in Italia con Galileo Galilei”
– Carlo Rubbia

Da sei secoli, il faro del suo esempio non ha mai smesso di irradiare luce, indicando la rotta verso la fisica moderna. C’è Galileo negli studi sul moto dei corpi e nella balistica, c’è Galileo nei viaggi visionari di scrittori come Jules Verne, illustratori come Doré e pionieri del cinema come Méliès. Ogni oggetto in questa sala ci restituisce un’immagine: quella di Galileo padre della modernità.


Il sole di Galileo

Dalla Terra alla Luna e dalla Luna al Sole, seconda importante tappa dell’odissea di Galileo nello spazio. Grazie a strumenti come la camera ottica qui esposta, che la resero possibile, la fondamentale scoperta delle macchie solari – di cui si ammirano le sorprendenti illustrazioni ottocentesche di Angelo Secchi quasi precorritrici del moderno astrattismo – diede un ulteriore colpo alla cosmologia aristotelicotolemaica: dopo quella della Luna, anche la perfezione del Sole, infatti, veniva meno.

“Tengo per certo che il sole sia il centro dell’universo e che la terra gli si muove intorno” – Galileo Galilei

È un Sole spogliato della sua aura divina, eppure trionfante, quello immortalato da Pellizza da Volpedo o immaginato da Giacomo Balla, laddove la sua nuova collocazione, al centro del sistema solare, ispira il Gaetano Previati della Danza delle Ore, perfetta sintesi pittorica della rivoluzione galieliana.


Galileo e la disputa

Troppo dirompenti le scoperte di Galileo per non portarlo in rotta di collisione con il potere che più di altri, da quelle scoperte, veniva drasticamente ridimensionato: la Chiesa cattolica. Le prime avvisaglie si erano avute con la pubblicazione del Siderus Nuncius, quando la polemica anti-galileiana aveva inziato a spostarsi progressivamente sul piano teologico, man mano che andavano diminuendo le possibilità di rifiutare le scoperte di Galileo dal punto di vista scientifico.

“Io ti domando, oh uomo sciocco […]: se non la comprendi,
perché vuoi apportar giudizio delle cose da te non capite?”
– Galileo Galilei

Allo scontro vero e proprio invece si arrivò con la pubblicazione del Dialogo, di cui fu impedita la diffusione e a causa del quale, il 12 aprile 1633, Galileo fu obbligato a comparire a Roma davanti al Sant’Uffizio. Le opere qui esposte raccontano come il romanzo della vita di Galileo, fino a quel momento trionfale, viri verso il dramma di uno scontro finale con il più potente dei suoi antagonisti. Scontro dal quale uscirà sconfitto l’uomo Galileo. Non la sua verità.


L’abiura di Galileo

La tela di Carlo Felice Biscarra che accoglie i visitatori in questa sala si intitola Galileo spiega la teoria del moto della Terra dinanzi ai commissari dell’Inquisizione di Roma. Una spiegazione che purtroppo, come raccontano le altre opere esposte, non basterà a evitargli una sentenza di condanna, emessa dal Sant’Uffizio il 22 giugno 1633. Quello stesso giorno Galileo pronuncia la sua abiura.

“Ho dovuto piegarmi a dire / che non vedevo quello che vedevo” – Primo Levi

Viene confinato prima nella casa dell’arcivescovo di Siena e poi nella sua dimora di Arcetri, sulle colline fiorentine, dove si illude di poter continuare i suoi studi e fare ulteriori scoperte. Non andrà così. L’8 gennaio del 1642 muore Galileo, nasce il suo mito.


Il trionfo della verità

L’abiura costrinse Galileo a dire di non aver visto quello che aveva visto. Ma videro i posteri, e fu vera gloria la sua: quella che, a partire dalla morte, ammantò la sua figura nei secoli successivi, crescendo fino a esplodere nell’Ottocento, il secolo del Positivismo, durante il quale, come è raccontato in quest’ultima sala, gli venne reso onore in ogni modo: pubblicando la sua opera omnia o dedicandogli busti marmorei, monumenti, medaglie…

“Galileo è il padre della fisica moderna” – Albert Einstein

Il viaggio si conclude celebrando quindi la sua definitiva consacrazione, ribadita  prima dalla presenza del testo di Einstein sul principio della relatività generale, a ricordare fin dove ci hanno portato le scoperte di Galileo, e infine dalla tela di Mussini Il trionfo della Verità, a sancire la creazione del mito: Galileo scelto, con Dante, a incarnare i valori fondanti e l’identità culturale della nascente nazione italiana.


Arte, scienza e conoscenza

E quindi si esce a riveder le stelle, si spera con occhi nuovi, al termine di questo viaggio fantastico sul pianeta Galileo. Spetta all’artista Michael Najjar il compito di accompagnarci verso l’uscita, in una passeggiata virtuale sulla superficie di quella Luna che, senza Galileo, non avremmo mai raggiunto e dalla quale ci è concesso gettare lo sguardo verso l’unico tra i pianeti che a Galileo non fu concesso di osservare: la Terra.

“Alcune strade portano più a un destino che a una destinazione” – Jules Verne